Le zone a rischio trasloco per l'innalzamento del livello del mare

Le zone a rischio trasloco per l’innalzamento del livello del mare

Come non pensare ai 177 milioni di persone afflitte dal problema dell’innalzamento del livello del mare, che potrebbe provocare il rischio di un trasloco di intere città, se non addirittura interi Paesi del mondo?

Tra questi, l’Italia è al ventesimo posto per livello di probabilità che ciò si verifichi entro la fine del secolo a causa dell’aumento della presenza di anidride carbonica nell’atmosfera.Le zone a rischio trasloco per l'innalzamento del livello del mare

Secondo una nuova analisi di “Climate Central” l’Italia avrebbe l’1% della popolazione a rischio trasloco per l’innalzamento del mare, così come altri Stati dell’Unione Europea (Olanda, Regno Unito, Germania, Francia) e dell’Asia (dieci Paesi), anche in conseguenza delle previsioni di pericolo sull’emissione nell’atmosfera di gas serra.

In  totale quindi si arriverebbe addirittura a 650 milioni di persone. L’Olanda, benchè abbia il 47% della popolazione a rischio, ha comunque il sistema di dighe più avanzato al mondo, motivo per cui non si può considerare totalmente una zona a rischio trasloco per l’innalzamento del mare.

Ma per via del comportamento irresponsabile delle popolazioni nell’emissione di CO2, in Vietnam 23,4 milioni di persone saranno colpite da inondazioni regolari, stima che si attesta sui 10,2 milioni in Bangladesh, 8,2 milioni in Thailandia e 6,2 milioni nelle Filippine.

In Cina il 5% delle perone è a rischio, mentre negli stati Uniti solo l’1%.

Gli effetti del riscaldamento globale della Terra sono, oltre all’innalzamento del livello del mare, anche la fusione dei ghiacciai, le modifiche della circolazione atmosferica ed oceanica, le precipitazioni e siccità, l’aumento del rischio di desertificazione, gli eventi meteorologici come alluvioni, tempeste, periodi di caldo o freddo eccessivo, cicloni extratropicali.

Anche il ciclo dell’acqua e quindi la disponibilità pro capite avrà una modifica tale per cui aumenterà la sua presenza nelle regioni del nord e diminuirà ulteriormente nelle regioni dell’Africa e dell’Asia.

Ciò provocherà un deterioramento della qualità del suolo, tale per cui ne risentirà anche l’agricoltura.

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