traslocare un magazzino

Il trasloco del magazzino della Biblioteca Estense

traslocare un magazzinoGiorgio Montecchi, professore all’Università Statale di Milano ed esperto di biblioteconomia e di bibliografia, per quanto concerne il trasloco del magazzino della Biblioteca Estense nel Polo di Sant’Agostino, si esprime in qualità di addetto ai lavori, vicino come frequentazioni alla Fondazione Crmo, proprietaria dell’ex ospedale, attuale sede del Polo, e sostenitrice invece del trasloco, dato che, in fase di progettazione, è stato membro della Prima Commissione formata da Stato, comune e Fondazione stessa.

Le motivazioni per rifiutare di traslocare il magazzino della biblioteca non sono legate al restauro dell’edificio, ma a ragioni bibliografiche. Difatti il progetto iniziale prevedeva l’istituzione di un museo all’interno dell’edificio, con un conseguente allargamento degli spazi, cosa che tuttavia non si è verificata perchè non si è più proceduto in tal senso dopo l’acquisto da parte del Polo di Sant’Agostino, senza peraltro rimpiazzare il personale andato in pensione e senza avere alcuna nuova acquisizione in termini di testi consultabili.

Verranno spesi di fatto 60 milioni di euro per introdurre delle lame robotizzate, pertanto il trasloco della biblioteca si ridurrebbe ad un trasloco degli archivi, quindi del magazzino, con una museificazione della biblioteca. La costruzione di due torri altissime avrebbe un elevato costo sia tecnologico sia di mantenimento climatico, per non avere un altrettanto elevato numero di utenti che richiedono delle opere in consultazione oppure in prestito.

La proposta che invece del trasloco del magazzino sarebbero interessante portare avanti è, oltre all’allargamento degli spazi all’ex ospedale, la digitalizzazione delle opere presenti in questo polo ed in altri come ad esempio Borso d’Este, comprendendo nel finanziamento dei 63 milioni di euro un’attività che Paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania già hanno fatto da diverso tempo per salvare il loro patrimonio culturale e renderlo rintracciabile da chiunque in qualunque parte del mondo.

Si potrebbero inoltre inserire nella Biblioteca Estense anche la galleria civica e la Fondazione fotografia e si risponderebbe alla lacuna della saggistica di cultura media legata sia all’Estense che alla Delfini, altra biblioteca del modenese.

In parole povere, non c’è bisogno di un architetto prestigioso per rifare un polo bibliotecario, ma di una sincera passione per la cultura, sostiene Montecchi, che, pur facendo parte di Italia Nostra, si è discostato dal parere dei suoi esponenti in merito alla necessità del restauro di quell’opera d’arte in cambio della sua modernizzazione e democratizzazione.

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